Progetto di cooperazione interterritoriale
“Aree rurali Bikefriendly”.
La piana che si apre a nord di Fabriano, è un luogo inatteso. Vi si giunge passando attraverso gole e strettoie tra le montagne. Se non fosse per il fatto che questo grande spazio aperto è anche un crocevia storico di percorsi e collegamenti saremmo indotti a pensare che la dolcezza del paesaggio, la difesa determinata dalle dorsali appenniniche e dei rilievi isolati che chiudono l’orizzonte verso sud e verso nord, abbiano conformato un luogo ideale per vivere.In realtà ci accorgiamo che le vie di attraversamento delle difese montane sono anche facili porte di ingresso che celano inside e verso cui gradano città, regioni e culture estranee al contesto.
Arcevia e Pergole sembrano affacciarsi a spiare l’ampia valle, e dalla Flaminia e dalla trasversale dell’Esino in un attimo chiunque può arrivare all’improvviso.Questo aspetto senbra influenzare moltissimo la struttura insediativa e il “genius loci” della piana dove un tempo sorgeva la colonia romana di Sentinum.
Sassoferrato, che è l’erede della vicina città romana di cu i sono visibili i resti archeologici, sembra dominare la valle ma allo stesso tempo appare arroccata in posizione di difesa. C’è una città alta, isolata sul crinale, e la città bassa, prossima alla confluenza tra e il torrente Sanguerone ed i Fiume Sentino , e c’è la città nuova, di là dei corsi d’acqua. Le tra parti della città sembrano non avere, né cercare una relazione. Semplicemente coesistono.Le due linee d’acqua che si incontrano a Sassoferrato sono le matrici del paesaggio della vallata, che ne costituisce il bacino imbrifero. Risalendo la corrente si aprono sistemi insediativi e percettivi via via sempre più estranei. Col della noce sembra non avere nulla a che fare con Monterosso o addirittura con Rotondo e Cà Bernardi. Ambenti diversi e storie diverse. Emerge il gran numero e la prossimità dei piccoli borghi dispersi, spesso più propriamente nuclei abitati da poche famiglie.
ll territorio appare al contempo ricco di elementi e privo di una identità riconoscibile. Si nota nella popolazione residente un legame con la propria terra terra, ma paesaggio agricolo non emergono colture tipiche. Scarsi sono i vigneti e gli oliveti che invece caratterizzano il resto delle Marche ma permangono, specie nelle zone ai limiti del bosco, pascoli che ospitano bovini e ovini.E’ come se si sentisse una forza esogena che dall’esterno entra e condiziona l’interno. Una forza che copre e sminuisce l’energia endogena, le impedisce di svilupparsi.Dall’ esterno vennero gli eserciti che qui si confrontarono in battaglia determinando per ben due volte i destini dell’Europa. A Nord di Sentinum, con la battaglia delle nazioni si fermò l’ondata dell’jnvasione celtica nella penisola italiana e si affermò il primato di Roma, A sud della città i Bizantini di Narsete sconfissero in battaglia i Goti che, con la morte del loro capo Totila, fallirono il loro obiettivo di germanizzare Roma e l’Italia.
Dall’esterno vennero i monaci che costruirono le molte abbazie che si incontrano lungo le vie di comunicazione e che sembrano anch’esse isolate, prive di relazioni, come la bellissima abbazia di S.Croce, quasi in disparte rispetto alla vicinissima Sassoferrato Dall’esterno vennero le società che aprirono le miniere di zolfo di Cà Bernardi.
Polo di occupazione per l’intero territorio e luogo di una delle lotte sindacali più drammatiche e conosciute del secondo dopo guerraDall’esterno, sebben dalla vicina Fabriano, vennero gli insediamenti industriali di Merloni che qui fece nascere quel modello marchigiano fondato sulla figura del “metal-mezzadro” che ha portato questo comparto ad essere uno dei siti più industrializzati d’italia senza distruggere la cultura ed il paesaggio rurale.
Questa terra e la sua gente sono come travolti dagli eventi che giungono dall’esterno. Dopo la chiusura delle miniere la popolazione di Sassoferrato scende da 13.000 a 8.000 abitanti in dieci anni.
Le zone intorno alla miniera si spopolano quasi del tutto. Migliaia di emigranti si dirigono nelle miniere del Belgio e della Sicilia o verso le industrie del nord.Sembra impossibile che una terra come questa possa essere una terra di emigrazione.
Ed oggi, dopo la chiusura di molte industrie e la crisi del gruppo Merloni, sembra impossibile che il futuro rappresenti un’incognita. In verità questa terra non ha mai davvero osservato sé stessa. Mai come in questi luoghi il residente tende ad assomigliare al turista.
Entrambi, chi vi abita e chi vi giunge per caso (perché questa terra si sta aprendo solo ora al turismo ed è quindi sconosciuta alle direttrici fondamentali dei flussi turistici), hanno in comune lo sguardo della sorpresa.Lo sguardo dichi si trova in un territorio che ha una straordinaria ricchezza di luoghi di interesse da scoprire, di luoghi panoramici mozzafiato da raggiungere, di storie, siti, musei di altissimo valore, spaziando dalle abbazie, alla cultura dei minatori nei paesi operai di Cà Bernardi e Cantarino ai musei di Sassoferrato (arte moderna, pittura del 400, incisioni, tradizioni popolari, archeologia).A due passi il senso della scoperta ci accompagna anche a Fabriano, inaspettata città d’arte, al bel castello di Genga e nelle viscere della terra, alle magiche grotte di Frasassi.
E sulle montagne, nei boschi tutto attorno, reti di sentieri per mountain-bike e luoghi di solitaria, rara e struggente bellezza, come Montelago, dove nei prati, sulle pendici del Monte Strega corrono le mandrie di cavalli bradi.