Progetto di cooperazione interterritoriale
“Aree rurali Bikefriendly”.
La terra a nord del fiume Esino che si distende verso il mare dalle pendici boscose della dorsale di Arcevia è quella che forse più di altre evoca l’immaginario di quel “paesaggio marchigiano” fatto di dolci colline degradanti e borghi di poggio, senza particolari accenti ma capace di infondere un senso di quiete e dolcezza del vivere.Si parte dai paesi affacciati alle pendici dei monti boscosi, non molto alti, con attraversamenti facili e forse per questo presidiati da paesi fortificati posti in posizione dominante, come Arcevia e i sui castelli più interni o Serra san Quirico. Questo è il cuore della terra dove si stanziarono i Galli Senoni, di cui Senigallia sul Mare e Arcevia-Civitalba a monte erano le capitali. La loro presenza è testimoniata, oltre che dal suono del dialetto, anche da importanti siti archelogici, come la necropoili di Montefortino. La romanizzazione non cancello gli insediamenti ma aggiunse nuovi centri vallivi di cui restano importanti vestigia nei siti della città di Ostra e di Suasa.
Le città alte, dalla dorsale montuosa scoprono a colpo d’occhio l’intera ampia fascia collinare fino al mare, svelandone i piccoli centri, i luoghi noti, come si aprisse di fronte una carta geografica.La campagna appare come un ondulato mare di terre, più boscose nella aree più vicine e più coltivate sullo sfondo. E a questo cambiamento di uso del suolo corrisponde un cambiamento nella struttura insediativa.Esistono come delle sfumature di paesaggio scendendo da monte a valle.
La parte immediatamente sottostante la dorsale preappenninica è caratterizzata dalla presenza diffusa dei castelli di Arcevia. Una struttura difensiva capillare fatta di bellissimi castelli in miniatura ma completi ed efficienti, che fanno da punti di riferimento di una campagna non molto abitata perché non particolarmente fertile, con ampi spazi nei versanti più acclivi coperti da boschi e macchie.
Se Caudino, Palazzo e Avacelli sono inseriti nel sistema difensivo montano, Nestore, S,Pietro, Loretello, Piticchio, Montale e Castiglioni proteggono la fascia dell’alta collina.Subito dopo la fascia dei castelli di Arcevia il paesaggio collinare sembra riprendere orma, con colline più acclivi a partire dal settore meridionale, verso l’Esino per degradare verso nord e la valle del cesano.
La dorsale delle Tassanare, nasconde un paesaggio sulla valle dell’Esino decisamente più inciso, con profonde forre boscate e centri urbani di poggio si fanno più grandi e vicini: mergo, Rosora e Castelplanio si affacciano sulla valle mentre Poggio san Marcello, Montecarotto, Serra de Conti d allineano in senso Trasversale fino alla valle del Misa, proseguendo poi con Barbara e, poco più distante, Castelleone di Suasa, affacciato sul Cesano.
Qui il paesaggio si arricchisce di colture pregiate, come la vite e l’olivo, grazie alla compresenza di un terreno favorevole e di sorgenti d’acqua. E’ la parte superiore della terra del Verdicchio dei castelli di Jesi che si differenzia da quello della porzione sud dell’areale di produzione, sotto l’Esino, per una gradazione meno elevata, un gusto più raffinato. Non a caso un vino di questa zona è stato nominato nel 2022 il miglior bianco al mondo.
Scendendo ancora il paesaggio muta nuovamente al mutare della pedologia e della geologia. I suoli sono più spogli, le colture si estendono nella dominante del seminativo.
E’ un paesaggio all’apparenza meno ricco ma sempre pittoresco, che rimanda all’immagine delle colline senesi. Diminuisce la presenza dei paesi di poggio, ma anche delle case coloniche, segno di una campagna meno generosa con minori risorse idriche da utilizzare.Poi, come per magia, il paesaggio muta ancora e ritorna a generare coltivazioni più differenziate e i paesi si fanno via via più grandi e più fitti, e con loro la trama delle case coloniche. Ostra vetere ed Ostra sono centri di un certo rilievo che si dividono tra attività industriali vallive, lungo il Misa, ed una campagna meno spoglia, anch’esse ancora caratterizzata da monocolture a seminativo.
Ma dopo Belvedere ostrense, sposandosi verso la vicina S.Marcello a cui è praticamente connessa dal dall’antica presenza della Madonna lel Sole, le colture si parcellizzano e di diversificano in una crescente presenza di vigne e oliveti. In un attimo siamo a Morro d’alba, con il bel borgo delimitato dal percorso coperto delle mura, immersi nel cuore del vino Lacrima. Una varietà di rosso particolare, dall’areale di produzione piccolissimo, che si comporta però come un bianco. Non è un vino da invecchiamento. Va bevuto preferibilmente entro l’anno quando emana al massimo il suo intenso profumo fruttato, che risente della vicinanza del mare.
Un vino che rifiuta orgogliosamente di essere trattato come “merce”. Per assaporare al meglio questa unicità dovete farlo a casa sua, a Morro, magari in una delle tante cantine dentro e fuori al paese.A due passi da Morro d’Alba, la vicina Monte san Vito è città dell’olio, più volte premiata per la qualità della produzione.La visita di questi luoghi, tra montagna e mare, può durare un fine settimana, una settimana o ripetersi per una vita. Perché quello che pervade il visitatore, costantemente nei diversi luoghi attraversati, è un senso di serenità che, una volta provato, rimane nell’anima e ci spinge a ritornare.